Sono cambiati i tempi: la nostra nazionale non è più nell’Olimpo del calcio. Chiaramente, tranne per chi è a capo della FIGC, c’è tutto un movimento da rifondare. In vent’anni siamo passati dal vincere a essere esclusi dalla partecipazione agli ultimi tre mondiali. Le cose sono cambiate anche per chi dell’Inter è andato a contribuire alla causa degli Azzurri.
In molti abbiamo ancora negli occhi il gol di Materazzi nella finale contro la Francia, come pure la testata che ha subìto da Zidane. E sembra passata una vita, visto che nemmeno dei playoff piuttosto abbordabili (con tutto il rispetto per la Bosnia e per un Dzeko 40enne che corre come un ragazzino) ci consentono di qualificarci. Piuttosto facile, menzionando Matrix, pensare al contraltare di ieri sera, Bastoni. Un’espulsione che ha pesato, in una situazione in cui la responsabilità è da dividersi in realtà coi compagni di reparto che non coprono un eventuale errore nel rinvio di Donnarumma. Una circostanza che rimetterà il difensore sul banco degli imputati, come capro espiatorio di qualcosa che obiettivamente non riguarda solo lui, perchè in campo sono undici.
Un tempo la nostra nazionale vantava una scuola di difensori temutissima dal mondo intero. Oggi invece è bastata una Bosnia dotata di due giovani dribblatori per mandare in confusione, ad esempio, il nostro Dimarco a sinistra. Perchè il punto è che ieri gli slavi ci hanno mostrato un concetto piuttosto semplice: fanno calcio. E non per citare il cronista che esalta il nulla, ma per evidenziare che il dribbling, la tecnica, devono farla da padrona nel calcio. E se è vero che Bastoni e Dimarco sanno crossare, hanno gamba e piedi buoni, forse mancano spesso nei fondamentali del loro ruolo: marcare, coprire. Un qualcosa che Fabio Grosso, sorpresa positiva del 2006 (in quella estate passerà dal Palermo all’Inter) faceva alla grande, contro delle vere e proprie corazzate.
Vero, l’Inter è prima anche grazie a loro, ma non possiamo mettere la polvere sotto il tappeto. L’Inter, con quattro sconfitte nel girone d’andata, sarebbe ben lontana dalla vetta in un campionato italiano di anche solo dieci anni fa. Il fatto è che i nerazzurri funzionano nell’insieme, sicuramente meglio delle altre squadre. I nostri sono i più bravi, al momento, nel nostro contesto di Serie A. Poi c’è il riscontro internazionale, e non abbiamo bisogno di citare il quasi miracolo di Inzaghi finito in tragedia sportiva per capire qual è il livello attuale del pallone tricolore.
In un periodo di appannamento, ieri Barella ha mostrato di avere un livello più alto, di essere uno dei trascinatori della grande illusione gaudiosa di Euro 2021, dove contò tantissimo il cuore oltre i limiti e gli ostacoli. Ma i miracoli sono una tantum, non la regola. Si attaccherà anche Pio Esposito, che ha avuto il coraggio di tirare un rigore e sbagliarlo. E ovviamente, giù di critiche perchè qualcuno osa notare che ricorda quello di Baggio a USA 94: “Ma come si fa a paragonarlo”, “vale altri 60 milioni” per uno che umilmente si sta facendo strada e ha l’unica “colpa” di giocare in nerazzurro, mentre altre squadre non annoverano nemmeno un italiano, figurarsi giovane.
Qualcuno che oggi è un adulto fatto e finito ricorda bene il Mundial 1982, dove un 18enne Beppe Bergomi entra in Italia-Brasile e fa un figurone, prendendosi il posto dell’infortunato Collovati. Si ricorda anche del bel gol di Alessandro Altobelli nella finale contro la Germania, o i polmoni di Gabriele Oriali. Ci si ricorda di un bel terzetto di interisti in difesa a Italia 90, Zenga-Ferri-Bergomi, quando solo la sfortuna e uno dei rari errori dell’Uomo Ragno ci hanno negato una finale strameritata in casa.
E siamo costretti a tornare ancora più indietro, perchè qualcuno parla di blocco Inter che non ha mai funzionato. Senonché a fine anni 60 e e inzio 70, l’Inter veterana di Facchetti, Burgnich, Boninsegna, Mazzola, campione di tutto nel mondo, con gli scudettati del Cagliari e altri fuoriclasse veri, guidò gli Azzurri a vincere gli Europei del 1968. Ci regalarono la partita del secolo in semifinale contro la Germania a Messico 70, prima di cedere contro il Brasile forse più forte di ogni epoca e nazionale.
Mentre lì gli italiani si dividevano nella staffetta Mazzola-Rivera, oggi ci stupiamo di vedere Palestra, terzino del Cagliari, giocare la sua seconda partita in azzurro meglio di certi titolari. Ma non ci stupiamo più che abbiamo appena questi e non bastano a passare delle qualificazioni che un tempo avremmo scartato come caramelle. Già, scartare, non ne abbiamo uno oggi che scarti l’avversario. Perchè è vero che la tattica in Italia ha sempre contato molto, ma ai ragazzini si insegnavano i fondamentali, come dare del tu al pallone, o i trucchi del mestiere di difensore, non il 3-5-2. Verrebbe dunque da citare una vecchia canzone francese: “Que reste-t-il de ces beaux jours, une photo, vieille photo de ma jeunesse”. Cosa resta di quei bei giorni, una foto, una vecchia foto della mia giovinezza.
