A 80 anni è scomparso Mircea Lucescu, genio della panchina, allenatore dell’Inter nella stagione 1998/99. Il rumeno era stato colto da infarto una settimana fa, mentre da ieri si trovava in coma.
Nato a Bucarest nel 1945, aveva iniziato ad allenare in patria, al Corvinul Huneodara, nel 1979, e non aveva ancora smesso di sedere in panchina: il più anziano tecnico di sempre in una nazionale, la sua Romania, che stava tentando di portare al Mondiale, da dove manca dal 1998 e che lui aveva guidato da capitano a Messico 70.

Vincente, visionario, intelligente, paterno: Lucescu ha praticamente inventato la figura del match analyst, ad esempio a Pisa, quando nel 1990 al presidente Anconetani chiese un videoregistratore. Vanta una statua costruita per lui fuori dalla Donbass Arena a Donetsk e l’aver sfidato la Steaua, vicina al dittatore Ceausescu, con la sua Dinamo giovane e spettacolare. In Ucraina dominava la Dinamo Kiev? Arriva lui e lo Shakhtar diventa il Brasile d’Ucraina, tanto da vincere anche l’Europa League nel 2009. Un maestro che insegnava calcio, chiedere a Mkhitaryan, che in inserimento e corsa deve tanto al mister.
37 titoli totali, il terzo allenatore più titolato dopo Ferguson e Guardiola. Lui che a Brescia, nel 1994/95, aveva già affidato a un ancora sedicenne Pirlo il centrocampo delle Rondinelle. E non solo calcio: per lui i giocatori dovevano essere istruiti, altrimenti non potevano essere bravi. In trasferta li portava a vedere un monumento della città ospitante, li spronava ad andare a teatro e a seguire corsi universitari.
Lucescu è passato anche dalle parti nerazzurre, da dicembre 1998 fino a marzo 1999. Mentre in Champions riuscì a conservare il primo posto nel girone, poi l’eliminazione con rammarico ai quarti contro il Manchester United. In Coppa Italia esce in semifinale col Parma, ma in campionato le cose non vanno bene: in trasferta in particolare non si vince, lo spogliatoio è spaccato. West gli lancia la maglia a Vicenza dopo il cambio; Colonnese non viene schierato a Bologna e la situazione peggiora, nonostante nomi come Ronaldo (infortunatosi a fine 99) Baggio, Zamorano, Bergomi. La squadra non comprende i suoi meccanismi e così Lucescu è costretto a dimettersi “per il bene dell’Inter” dopo un pesante 0-4 a Marassi.
L’ultimo grande successo, il campionato ucraino del 2020/21, vinto alla guida della Dynamo Kiev.
Se ne va via una leggenda del calcio mondiale, quello che crede nei giovani e nel talento, come nella cultura e nei valori trasmessi dallo sport.
