C’è una data che è rimasta nella storia: il 5 maggio. Il componimento di Manzoni dedicato alla morte di Napoleone Bonaparte, in quel giorno del 1821, ha reso immortale un avvenimento storico tra i più noti. Poi c’è un altro 5 maggio, quello nella memoria di ogni tifoso italiano, il 2002. E c’è anche il suo contraltare per i tifosi nerazzurri: il 5 maggio 2010, la conquista della sesta Coppa Italia che fa da antipasto a un mese leggendario che porterà al Triplete.
24 anni fa l’Inter di Hector Cuper si giocava lo scudetto all’ultima giornata contro due contendenti: Roma, campione in carica e Juventus. Il finale thriller sembrava comunque scritto: Inter prima a 69 punti, seguono bianconeri a 68 e Roma a 67. I nerazzurri vanno all’Olimpico contro una Lazio opaca, che al massimo può aspirare alla Coppa UEFA. La Juventus sfida al Friuli l’Udinese già salva, mentre i giallorossi affrontano il Toro al Delle Alpi.
A Roma ci sono 75 mila spettatori, di questi metà sono interisti, accorsi da ogni parte d’Italia per le speranze di un tricolore che manca da 13 anni. L’altra metà è divisa: ci sono i laziali che temono la Roma campione e sarebbero più contenti di vedere la propria squadra perdere contro i nerazzurri, anche in nome del gemellaggio tra curve, e quelli che diligentemente tifano per i ragazzi di Zaccheroni. La partita prende la piega che tutti si aspetterebbero: al 12′ Vieri raccoglie una presa mancata da Peruzzi su sviluppi di un corner e porta l’Inter in vantaggio. Sembra tutto andare per il verso giusto, ma 7 minuti più tardi Poborsky pareggia, sfruttando un buco nella difesa.
Al 24′, su un altro angolo di Recoba, Di Biagio anticipa tutti sul primo palo e ricuce un lembo di scudetto sulle maglie interiste. Nel frattempo, a Udine la Juventus ha già chiuso la pratica dopo 10 minuti con Trezeguet e Del Piero.
Il primo tempo sta per concludersi quando su uno spiovente di Stankovic, quel giorno biancoceleste, Cordoba devia male di testa, ma Gresko potrebbe rimediare comodamente. Invece si produce in un retropassaggio di testa suicida verso Toldo. Poborsky, ancora lui, si avventa sul regalo, anticipa il portiere e segna il 2-2. Ci si aspetterebbe una reazione rabbiosa nella ripresa, specie dal trio d’attacco Vieri-Ronaldo-Recoba, ma è invece evidente che la benzina é finita. La Lazio al contrario attacca e al 56′, su una punizione, va in vantaggio con un colpo di testa dell’ex Simeone. Ci sarebbe tempo per recuperare, ma non c’è più l’Inter, colpevolmente assente nel momento cruciale.
Sullo stadio si abbatte una cappa di silenzio, la reazione nerazzurra è poca roba. Ronaldo viene sostituito al 78′ e rimane in panchina a piangere, un’immagine entrata nella storia. Cominciano a piangere anche i tifosi, quando Simone Inzaghi realizza di testa il 4-2. L’Inter scivola terza, superata anche dalla Roma vincente a Torino e, nonostante due volte in vantaggio, si rende protagonista di uno degli harakiri più clamorosi della storia.
Dal dolore passiamo alla gioia: il 5 maggio 2010 l’Inter, tornata prima in classifica in campionato, si appresta a disputare la finale di Coppa Italia contro la seconda in classifica, la Roma di Claudio Ranieri. I giallorossi, probabilmente provati dalla perdita del primato in A, disputano una gara nervosa e commettono tanti falli al limite del regolamento. L’Inter resiste alle provocazioni e al 40′ si porta avanti con un destro potente all’incrocio di Diego Milito.
Nella ripresa poche emozioni, con infine Totti che, da subentrato, rincorre in un’azione Balotelli, stendendolo con un calcione nella gamba destra, che comporta il rosso diretto. Finisce così, i ragazzi di José Mourinho portano a casa la sesta Coppa Italia della storia nerazzurra, accingendosi al trionfo totale in un anno da incorniciare.
Un prospetto perfetto della Pazza Inter, capace di incredibili suicidi sportivi e di imprese esaltanti e rimaste negli annali.
