Il 16 maggio 1945 nasce a Bosco Chiesanuova, in provincia di Verona, Massimo Moratti, presidente nerazzurro dal 1995 al 2013, che oggi spegne dunque 81 candeline. Figlio di Angelo Moratti, il patron della Grande Inter degli anni 60, Massimo rileva l’Inter da Ernesto Pellegrini il 18 febbraio 1995, per una cifra intorno ai 55 miliardi di lire. É il 18° presidente della storia nerazzurra. Erano passati 40 anni da quando suo padre, nel 1955, aveva preso le redini della società.
L’amore per i colori nerazzurri nasce da lontano: la sua prima partita allo stadio è un derby rimasto negli annali, quello del 6 novembre 1949, vinto dall’Inter 6-5, dopo essere stati in svantaggio per 4-1. È però anni dopo, precisamente il 27 maggio 1964 che il 19enne Massimo capisce cosa vuol dire vincere con l’Inter. Angelo Moratti viene portato in trionfo con la prima Coppa dei Campioni tra le mani, gesto ripetuto 12 mesi dopo. Forse è proprio in quell’istante che nel suo giovane cuore nasce di il desiderio di emulare le gesta di papà.
Dopo gli ultimi anni di Pellegrini ben poco gloriosi, Moratti decide di prendere in mano l’Inter, anche col favore della piazza, nella quale non si trova, inizialmente, la moglie Emilia Bossi, “Milly“, che pensa sia la fine della serenità in famiglia. Non dello stesso parere la sorella di Moratti, Bedy, grande tifosa nerazzurra, sempre al seguito della squadra allo stadio negli anni di presidenza del fratello. Si inizia a costruire una squadra competitiva, anche grazie all’aiuto di bandiere storiche come Facchetti, Mazzola e Luis Suarez: il primo come vicepresidente, gli altri due come uomini mercato. Su tutti tre colpi, in quegli anni, sono storici: Javier Zanetti, arrivato quasi per caso; Roberto Carlos, purtroppo rimasto troppo poco a Milano, e soprattutto Ronaldo, acquistato nell’estate del 1997, dopo un tira e molla col Barcellona, per circa 50 miliardi di lire. E poi il suo pupillo, Alvaro Recoba, difeso a ogni costo anche quando discontinuo e criticato. Proprio nel 1997/98, con Gigi Simoni in panchina, arriva il primo titolo: la Coppa UEFA, vinta a Parigi 3-0 contro la Lazio. Poteva arrivare anche lo scudetto, ma ricordiamo tutti cosa successe il 26 aprile a Torino, circostanza che lo porterà a non vedere mai più Juventus-Inter allo stadio.
Moratti immette anche capitali personali per poter riportare l’Inter in alto, però neanche con l’arrivo di Vieri o Baggio, Cordoba e Laurent Blanc, si ottengono risultati importanti: nei primi anni la situazione non è facile. Il 5 maggio 2002, poi, è un colpo durissimo da digerire. Ma con gli anni si capiranno certe cose. Il 19 gennaio 2004 lascia la presidenza a Giacinto Facchetti, pur mantenendo la proprietà. La svolta arriva con Roberto Mancini in panchina. Nel 2004/05 arriva la Coppa Italia, con un Adriano ispirato, vinta nella doppia finale contro la Roma, torneo in cui verrà concesso il bis l’anno successivo, sempre contro i giallorossi.
Poi il 4 maggio 2006 scoppia Calciopoli, e con esso il titolo di quell’anno passa all’Inter. Un risarcimento che non potrà essere gustato da Giacinto Facchetti, venuto a mancare 4 mesi dopo. Moratti riprende le redini della società e vede i frutti della propria pazienza e del proprio denaro finalmente ripagati. 97 punti nel 2006/07 con 17 vittorie di fila, un titolo da ricordare, insieme alla Supercoppa italiana, vinta 4-3 ai supplementari contro la Roma, dopo un parziale di 0-3. Poi il sedicesimo titolo, nel 2007/08, conquistato all’ultima giornata, il 18 maggio, a Parma, con la doppietta dell’uomo simbolo di quegli anni, Zlatan Ibrahimovic.
Mancini a questo punto lascia l’Inter. Al suo posto Massimo Moratti prende la decisione più importante della sua presidenza: ingaggiare José Mourinho. Il tecnico portoghese vince Supercoppa italiana e scudetto al primo anno. Ma è nel 2009/10 che giunge il non plus ultra. Con un mercato stellare, Eto’o arriva in cambio di Ibrahimovic, seguito da Milito, Thiago Motta, Sneijder, Lucio e a gennaio da Pandev. L’Inter di Zanetti, Cambiasso, Chivu, Maicon, Julio Cesar e dei nuovi innesti, vince tutto: il Triplete è realtà.
Il 5 maggio arriva la Coppa Italia (1-0 alla Roma, gol di Milito); il 16 maggio, nel giorno del compleanno, Moratti spegne le candeline del 18° scudetto, vinto a Siena 1-0 sempre grazie al Principe. E soprattutto il 22 maggio, assiste all’apoteosi del Bernabeu. Milito stende il Bayern Monaco con una doppietta da incorniciare e permette al presidente di vincere lì dove aveva già trionfato papà Angelo. 45 anni dopo, l’Inter torna campione d’Europa, per la terza volta nella storia. Il sogno è realtà, dopo tante sofferenze e i bocconi amari di anni ingenerosi.

A fine agosto, 3-1 alla Roma, avversaria consueta in quegli anni, e Supercoppa in bacheca. Poi il Mondiale per Club a dicembre, vinto con Benitez in panchina, 3-0 sul Mazembe. L’ultimo trofeo dell’era Moratti è la Coppa Italia, vinta col tecnico Leonardo, il 29 maggio 2011. 3-1 sul Palermo, con doppietta di Samuel Eto’o e gol di Diego Milito. Il 15 ottobre 2013, con la cessione del 70% della società a Erick Thohir, si chiudono 18 anni di presidenza Moratti, che rimane per un anno presidente onorario e per altri tre azionista.
Il Presidente tifoso, quello che quando sbagliava sapevi comunque che fosse per il bene dell’Inter. Quel presidente che tutti i giocatori nerazzurri, ma anche gli interisti, hanno chiamato papà. Un uomo perbene, fondatore di Inter Campus nel campo della beneficenza e generoso uomo d’azienda, che dona un milione ai propri dipendenti in epoca Covid. Il presidente più vincente: 16 trofei (5 campionati italiani, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, una UEFA Champions League, una Coppa UEFA e una Coppa del mondo per club FIFA). Ma soprattutto il più amato, perché per tutti è rimasto Il presidente, a cui ancora oggi vengono chiesti pareri sull’andamento della squadra.
A fine 2025 era stato vittima di polmonite e ricoverato. Al risveglio, la sua prima domanda è stata: “Che ha fatto l’Inter?”. Ecco cosa è stato e cos’è Moratti e il suo rapporto con l’Inter: un amore puro e inossidabile.
