L’URLO DI CRISTIAN CHIVU CHE PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La semifinale d’andata di Coppa Italia tra Como e Inter finisce senza reti, un risultato che non fa male a nessuno e che lascia tutto aperto.
Una gara bloccata, con poche occasioni e ancor meno tiri: lo 0-0 finale è la fedele fotografia di quanto si è visto sul campo. Il verdetto è rimandato al 21 o 22 aprile, date in cui si potrà giocare il ritorno in programma a San Siro.
Il primo atto è stato piuttosto privo di emozioni: in novanta minuti si è registrato un solo vero tiro in porta, quello di Nico Paz, mentre il palo colpito da Darmian è arrivato su un cross diventato insidioso quasi involontariamente.
L’Inter ha la testa altrove: lo scudetto resta l’obiettivo prioritario e il derby di domenica potrebbe essere un crocevia decisivo per raggiungerlo. Come se non bastasse, Cristian Chivu si è presentato in riva al lago con le punte contate, senza Lautaro e Bonny.
Anche il Como, però, ha scelto la via della prudenza: la trasferta di Cagliari e lo scontro diretto con la Roma hanno fatto riflettere Fabregas, che ha deciso di gestire le energie e i rischi.
La tattica di Fabregas non basta, tutto rinviato
Nel primo tempo Fabregas ha presentato un Como camaleontico, capace di cambiare sistema in corsa e di sporcare le linee di gioco dell’Inter, ma non è una novità: l’allenatore spagnolo ha già dimostrato di saper sorprendere, come quando a Napoli nei quarti si inventò Caqueret centravanti.
Dopo un avvio di ripresa più vivace, però, l’intensità si è progressivamente abbassata e le due squadre hanno finito per accettare l’idea di rinviare ogni discorso al ritorno. Prima di allora, Chivu e Fabregas si ritroveranno ancora al Sinigaglia in campionato: un antipasto che potrebbe dire molto anche in ottica scudetto e zona Europa.
Al Sinigaglia vince la noia: si decide tutto al ritorno
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