Il procuratore di Anan Khalaili torna sul trasferimento sfumato in nerazzurro e racconta il retroscena della vicenda legata all’idoneità sportiva.
Il trasferimento di Anan Khalaili all’Inter è saltato, ma la vicenda continua a far discutere. A tornare sull’episodio è stato direttamente l’agente dell’esterno israeliano, che ha raccontato alcuni retroscena relativi alle ore in cui è diventato chiaro che l’operazione non sarebbe andata a buon fine.
L’agente ha descritto un momento particolarmente delicato vissuto insieme al suo assistito in albergo. “Eravamo seduti nelle nostre camere d’albergo, Anan era nella stanza accanto alla nostra, separati da un muro”, ha raccontato. Poi il procuratore è entrato nella stanza del giocatore per comunicargli che la situazione era ormai impossibile da risolvere.
“Gli ho detto chiaramente che la questione è irrimediabile”, ha spiegato l’agente. La reazione di Khalaili, però, è stata tutt’altro che drammatica. Quattro minuti più tardi, i due erano nuovamente insieme e avevano iniziato a scherzare sulla situazione. “La questione è irrimediabile? Ridiamoci su, va bene. Andiamo avanti”, ha aggiunto il procuratore, raccontando l’atteggiamento mostrato dal giocatore.
Il passaggio più significativo delle dichiarazioni riguarda però la questione dell’idoneità sportiva. L’agente ha riconosciuto che quanto raccontato sulla vicenda è vero, ma ha contestato il fatto che le problematiche emerse possano essere automaticamente riferite alle condizioni di Khalaili.
Secondo il procuratore, infatti, il giocatore non potrà giocare in Italia finché non cambierà il protocollo previsto per ottenere l’idoneità. Una situazione che, a suo dire, sarebbe molto diversa rispetto a quella verificatasi in Inghilterra: “Il medico non ci ha messo più di due minuti a dargli il via libera quando la questione è stata sollevata”.
Il trasferimento all’Inter era arrivato a un passo dalla conclusione prima degli ulteriori accertamenti richiesti nell’ambito della procedura per l’idoneità sportiva. Inizialmente, infatti, le notizie erano rassicuranti e si parlava di una procedura cautelativa prima del definitivo via libera.
Alla fine, però, l’operazione è saltata e Khalaili non è diventato un giocatore nerazzurro. Le parole del suo agente aggiungono ora un nuovo punto di vista a una vicenda già molto particolare, mettendo in discussione soprattutto la differenza tra i protocolli adottati nei diversi Paesi.
Il caso Khalaili, dunque, non si chiude soltanto con un trasferimento sfumato: resta anche il dibattito sull’idoneità sportiva e sulle procedure che hanno impedito all’esterno israeliano di approdare all’Inter.
