Di grandi attaccanti la storia dell’Inter ne vanta un novero sconfinato. Poi ce n’è stato uno assolutamente unico: siamo a fine anni 40 e il presidente Masseroni cerca un’ala sinistra col vizio del gol che gioca nello Stade Francais, Istvan Nyers. In Francia è diventato il grande Etienne e se ne vanta: il dirigente Cappelli gli chiede di giocare per l’Inter. Nyers dice di sentirsi fregato, che le squadre italiane che conosce sono il Milan, la Juventus, il Torino di Mazzola. Cappelli incalza: “Guardi che l’Inter è la squadra di Meazza“. –Ma giocava nell’Ambrosiana– risponde secco il bomber. Sembra un inizio poco promettente, ma il campo dirà tutt’altro.
Il 25 marzo 1924 nasceva il calciatore passato alla storia come l’apolide. Nyers nel Paese transalpino ci è nato, da famiglia ungherese emigrata, costretta poi a tornare in Ungheria, a Subotica. Da lì la sua vita è segnata per sempre: inizia a giocare in Ungheria, poi scappa in Boemia, poi ancora in Francia con la moglie, forse aiutato dal futuro Mago Helenio Herrera, con un passaporto falso. Il suo eterno peregrinare, infatti, non gliene fa avere uno, già vistosi stracciato quello magiaro, non fa in tempo a ottenere quello francese, quando arrivano i nerazzurri.
Qui la sua storia, degna di un film, diviene nota al grande pubblico: “Io sono apolide, dal greco significa che sono senza patria. Si è sempre in fuga, sempre da un’altra parte“. A Milano, però, ci rimane abbastanza. In Ungheria, una volta, aveva dribblato tutti e lasciato poi il pallone sulla linea, allontanandosi e facendo il finto sbadato: “Ah, ho dimenticato di fare gol“. A San Siro non dimentica affato come centrare la porta.
Al primo anno, 1948/49, è capocannoniere con 26 gol e si fa già notare per avere preso bene la mira contro il Milan. L’anno dopo, con una doppietta, risolve una stracittadina storica, vinta 6-5. A fine stagione, ha messo a referto 30 centri. Nel 1951, sono 31, che sommate ai 21 di Benito Lorenzi e ai 23 di Faas Wilkes, sono 75 gol. il trio offensivo più prolifico della storia della Serie A in una singola annata. Ma di scudetti ancora non se ne parla.
Arriva Alfredo Foni in panchina, è il 1952. Dopo ulteriori 23 reti nella stagione 51/52, Nyers viene ben collaudato dal tecnico nel nuovo terzetto d’attacco, affiancato da Veleno Lorenzi e dall’estroso Nacka Skoglund. Segna in quindici occasioni, miglior marcatore nerazzurro, e stavolta il tricolore arriva, con una doppietta decisiva al Palermo. Poi gli attriti col presidente Masseroni, per questioni economiche. Finisce fuori rosa, ma Foni lo richiama, per l’ottavo turno del campionato 53/54. C’è il derby. Stefano, come viene ribattezzato dai tifosi interisti, realizza una tripletta e manda un messaggio chiaro. Avrà altre cinque gioie, ed è di nuovo Scudetto.

Il grande Stefano, tuttavia, ha vizi extracampo, il gioco su tutti, e soprattutto quella spinta a fuggire che da sempre lo contraddistingue. Masseroni non lo trattiene quando il bomber va alla Roma. Non otterrà più gli stessi risultati, nè il passaporto italiano. A fine carriera, tenta l’imprenditoria, per poi ritirarsi a Subotica dove forse, col tempo, ha avuto finalmente la cittadinanza ungherese. Muore nella città diventata la sua casa, il 9 marzo 2005, giorno del 97° compleanno dell’Inter, una coincidenza particolare.
Se ne va così il calciatore apolide, da poco superato da Lautaro come migliore goleador straniero nerazzurro (133 reti), recordman di gol su rigore con l’Inter (29), rapidissimo centista e inventore di rimesse laterali con gittata di 40 metri. Nessuna scritta alla voce cittadinzanza, ma numerose firme in tutto il resto della sua vita.
