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Inter Family – Nuovo giro nuovo ospite, per la rubrica di FcInterInside abbiamo avuto il piacere di “viaggiare” idealmente con forse il più costante dei tifosi: Attila, presidente e fondatore dell‘Inter Club Ungheria.
Come e quando nasce l’amore per l’Inter ? Colpo di fulmine o sentimento che cresce gradualmente?
“È stato amore a prima vista. I genitori di un mio caro amico lavoravano a Milano e mi invitavano sempre a vedere una partita del Milan. Poi, a 19 anni, finalmente sono arrivato a Milano. Era il 19 aprile 1998… ma non giocava il Milan. Giocava l’Inter: partita casalinga contro l’Udinese. Ronaldo, Zamorano… Mi hanno “contagiato” subito. Quel giorno ho capito tutto. Mi sono detto: io vivrò qui, sarò abbonato. Dopo, nel tempo ho vissuto 6 anni a Milano e oggi sono ancora abbonato. Rispetto agli stadi da 8-10 mila persone in Ungheria, vedere San Siro con 80.000 tifosi… mi ha cambiato la vita. E per fortuna non giocava il Milan…”
Internazionale: per te in particolare fa sì che ti senta ancora più rappresentato da questo valore che fin dalla nascita è stato il principio identitario dell’Inter ? Annullare qualsiasi confine.
“L’Interismo è senza confini. Dopo 28 anni e così tante partite, sento davvero di essere parte dell’Inter. Della sua identità, della sua storia. Questa è l’Inter. Non devi nascere a Milano per essere un vero interista. Io ne sono la prova: da 1.000 km di distanza sento che questa è casa mia. Questa è la mia squadra. Io ne faccio parte”
Nelle tue innumerevoli partite viste: qual è stata la più bella e qual è stato il viaggio più avventuroso fatto in Italia o in altro paesi?
“Kiev, autunno 2009. C’era l’influenza aviaria, non si sapeva nemmeno se la partita si sarebbe giocata. Quasi nessun tifoso ospite. Lo Dinamo Kiev era in vantaggio con Shevchenko…poi è arrivata la rimonta. Senza quella vittoria, non ci sarebbe stato il Triplete. Eravamo praticamente l’unico Inter Club presente. Sono finito su Sky e sul sito ufficiale dell’Inter. E in quella stagione ero presente a tutte le partite casalinghe e a tutte le partite di Champions, in casa e in trasferta, tranne Kazan. Ho vissuto il Triplete. Da dentro. La notte di Madrid… indimenticabile!”
Cosa pensi della realtà italiana? Ti ritrovi nella nostra mentalità e nel nostro stile di vita?
“Siamo molto diversi noi ungheresi. Da fuori però la mentalità italiana mi affascina: la dolce vita. Ho vissuto 5 anni a Milano. La cosa più strana per me è il “mamahotel”: molti italiani vivono ancora con i genitori a 30 anni. Io a quell’età avevo già moglie, figlio, casa e un’azienda. Ma amo stare qui. Cerco di passare sempre più tempo in Italia. Amo la cultura, il cibo…Il mio sogno? Una casa sul Lago di Como. Così non sarebbero più 1.000 km per una partita…ma solo 100″
Che tipo di tifoso sei: come vivi le partite? Riesci a rimanere razionale o sei un passionale?
“Non sono razionale. Io voglio solo vincere. Sempre. Fino all’eliminazione contro il Bodø, credevo nel Triplete. Era un sogno enorme. Sognavo anche che l’ultima tappa di “Ogni Volta” fosse a Budapest. Io non sono un osservatore. Sono un tifoso vero”
In Ungheria l’Inter come viene vista? C’è una comunità numerosa di interisti?
“Da noi l’Inter è meno seguita rispetto a Milan e Juventus. Ma esiste una comunità vera. L’Inter Club Ungheria compie 20 anni proprio adesso, e io ne sono il fondatore e presidente. Festeggeremo a Inter–Parma. Cerchiamo sempre di far crescere la comunità. Abbiamo anche pubblicato il libro di Zanetti in ungherese. Sarebbe importante vedere l’Inter giocare in Ungheria, o avere un giocatore ungherese all’Inter… Szoboszlai magari”
Grazie Attila per la chiacchierata e ringraziamo il tuo storico amico Riccardo dell’Iner Club Pirati di Cattolica per aver abbattuto ancora una volta i confini, in questo caso linguistici, facendoci da traduttore.
“È stato un piacere! Forza Inter…In ungherese: HAJRÁ INTER”
