Si chiude senza alcuna conseguenza l’inchiesta sugli arbitri che aveva coinvolto, almeno sul piano delle ipotesi investigative, anche l’Inter. Nessun favoritismo, nessuna alterazione del regolare svolgimento del campionato e, soprattutto, nessuna frode sportiva: è questa la conclusione a cui è arrivata la Procura della Repubblica, che ha disposto l’archiviazione del fascicolo relativo al club nerazzurro. Un esito che mette definitivamente fine a una vicenda che aveva alimentato numerose polemiche negli ultimi mesi.
Come ricostruisce il Corriere dello Sport, l’impianto accusatorio si è progressivamente sgretolato nel corso delle indagini, fino a lasciare spazio a un quadro completamente diverso rispetto a quello ipotizzato inizialmente. Gli stessi magistrati hanno riconosciuto l’assenza di elementi concreti in grado di sostenere le accuse formulate nella fase preliminare.
“Vuoto probatorio”: la Procura scagiona Rocchi e l’Inter
“Ipotesi, suggestioni, sentimenti forse generati da quei rapporti scivolosi (ma non illegali) con il potere. E comunque, mai prove, cioè quegli elementi decisivi che poi configurano i reati. Pulito e limpido Rocchi, innocente anche l’Inter. Così l’inchiesta arbitri, priva di fondamento, si è dissolta. La Procura della Repubblica nell’atto di archiviazione che riguarda il club nerazzurro a firma dei pm Ascione e Ielo (per Rocchi servirà il provvedimento del Gip, comunque atteso) ha parlato addirittura di «un vuoto probatorio». A buttare giù, pezzo dopo pezzo, il castello accusatorio sono stati gli stessi inquirenti che lo avevano eretto, spazzando via la prospettiva di una frode sportiva, pur generica e non specifica“, sottolinea il Corriere dello Sport.
Il quotidiano evidenzia inoltre come le indagini abbiano escluso qualsiasi comportamento irregolare sia da parte dell’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi sia da parte dell’Inter. “Non è stata riscontrata non soltanto perché manca il famoso schema analogo a quello della corruzione, ma pure perché l’operato del designatore è stato corretto e l’Inter ha sempre e solo agito tramite il suo rappresentante Giorgio Schenone, l’addetto agli arbitri, il quale non avrebbe mai interloquito direttamente con Rocchi se non in una circostanza a San Siro, quindi in presenza anche di altre persone. […] La versione dell’ormai ex designatore – i rapporti li curava Pinzani, il dirigente Aia incaricato di fare proprio questo – è stata per larghi tratti confermata: Rocchi aveva detto di non aver mai ricevuto pressioni e che mai nessuno si era permesso di dargli delle indicazioni. Al telefono in tanti (forse troppi) commentavano le sue scelte, l’uomo che però ogni domenica indicava gli arbitri per le partite del campionato è sempre andato dritto per la propria strada. Elementi per affermare che abbia agevolato l’Inter, insomma, non ve ne sono”.
L’archiviazione rappresenta quindi la parola fine su una vicenda che aveva acceso il dibattito nel calcio italiano. Per la Procura non esistono prove di pressioni, favoritismi o comportamenti tali da alterare la regolarità del campionato, sancendo così la completa estraneità dell’Inter e di Rocchi rispetto alle accuse ipotizzate inizialmente.
Inchiesta arbitri, arriva l’ufficialità: stessa sentenza sia per Gianluca Rocchi che per l’Inter
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