L’ESULTANZA DI JAVIER ZANETTI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
INTER DICHIARAZIONI JAVIER ZANETTI- Javier Zanetti torna a raccontarsi e lo fa con la consueta autenticità nel podcast Zero Possibilità, il format che dà voce a personalità capaci di trasformare sogni apparentemente irraggiungibili in realtà concrete. Nel corso della conversazione, l’ex capitano e attuale vicepresidente dell’Inter ripercorre le tappe di un percorso costruito con sacrificio, disciplina e valori, dagli anni difficili vissuti nella periferia di Buenos Aires fino alla consacrazione nel calcio mondiale.
Lontano dai riflettori e dalle celebrazioni per una carriera leggendaria, Zanetti mette al centro gli insegnamenti ricevuti dalla famiglia, ricordando come il lavoro e l’umiltà abbiano rappresentato le fondamenta della sua crescita personale prima ancora che sportiva. Un messaggio che si intreccia perfettamente con la filosofia di Zero Possibilità, il podcast nato per raccontare storie di chi è partito da zero e ha saputo superare ostacoli che sembravano insormontabili.
Nelle sue parole emerge il ritratto di un uomo che non ha mai smesso di considerare il successo come il risultato di un percorso collettivo, fatto di persone incontrate lungo la strada, di sacrifici condivisi e di una costante ricerca del miglioramento. Pupi riflette anche sul valore della resilienza, sulla capacità di affrontare le difficoltà senza perdere la propria identità e sull’importanza di restituire qualcosa agli altri attraverso l’esempio e l’impegno sociale.
L’intervista offre così uno spaccato umano del dirigente nerazzurro, andando oltre il mito sportivo e mostrando la dimensione più personale di uno dei simboli più amati del calcio internazionale. Una testimonianza che parla di determinazione, gratitudine e visione, valori che continuano a rendere Javier Zanetti un punto di riferimento ben oltre il terreno di gioco.
Le parole di Zanetti sulla sua carriera
“Quando sei capitano, la cosa più importante è l’empatia con i tuoi compagni, il rispetto, la credibilità. Ho avuto la fortuna che tutti i compagni mi hanno rispettato. Quando sono diventato capitano, l’unica differenza è che avevo più responsabilità. Ci sono stati momenti belli, altri difficili: non è semplice, ma l’ho sempre fatto con grande responsabilità“.
Il rapporto di amicizia tra Javier Zanetti e Roberto Baggio
“Ho avuto la fortuna di giocare con grandissimi campioni, e questo mi ha aiutato a crescere anche come persona. Se devo dire un nome, dico Roberto Baggio: tutti conosciamo il campione, come persona abbiamo costruito un grandissimo legame. Ama l’Argentina, la nostra amicizia inizia in una cena: mi fece vedere un filmato dove giocava in Argentina, c’erano i suoi labrador… Dopo un paio di settimane mi invita a cena, in un ristorante vicino a Pavia, e in macchina c’era un cucciolo di labrador. “Questo è per te”, mi disse. Da lì, a casa mia ci sono sempre stati dei labrador. Questo è Robi, una persona molto semplice, sempre sorridente e positivo“.
Zanetti sul Triplete del 2010 e la finale di Madrid
“Stavamo già vincendo 1-0, ma si trattava comunque di una finale contro un avversario di tutto rispetto come il Bayern Monaco. La Champions è la competizione dei dettagli, il margine di errore è piccolo. José ci ha detto di restare concentrati: lui era convinto che, se fossimo rimasti così compatti, avremmo avuto la possibilità di fare il secondo gol. A me, visto che Chivu era ammonito, dice che avrebbe fatto il cambio dopo 10 minuti e che io sarei andato a sinistra a marcare Robben. Aveva paura di restare in 10, l’avevamo già vissuta in semifinale col Barcellona quella situazione. Tornare a Milano con la Coppa, facendo il Triplete, è stata una cosa unica: credo che quella squadra lì rimarrà per sempre nella storia del nostro club. Per tutti noi è stato un momento indimenticabile. Un mese fa sono tornato per la partita delle Legends in quello stadio, e il cuore e la mente sono tornati a quel momento lì. Se avevo pensato a come alzare la Coppa? No, se tu vedi la mia faccia non sono io. La mia faccia era trasformata talmente era grande l’emozione di vedere l’allegria dei tifosi. Volevo solo tenerla tra le mani e alzarla“.
Il momento più complicato della carriera di Zanetti
“La partita contro la Lazio, quando abbiamo perso il campionato il 5 maggio 2002. In un qualche modo abbiamo rimediato otto anni dopo vincendo il Triplete partendo dalla vittoria della Coppa Italia il 5 maggio 2010. Poi, nel 1999, l’anno in cui abbiamo cambiato quattro allenatori, le cose stavano andando molto male: si diceva che io potevo andare via e che dovevo andare via per una questione di bilanci. Menomale che Moratti mi ha tenuto qui all’Inter perché io, personalmente, non avrei mai voluto andare via, soprattutto in quel momento di difficoltà”.
Il nuovo sogno di Javier Zanetti
“Vorrei vincere la Champions come vice presidente dell’Inter. L’ho vinta come capitano, mi piacerebbe vincerla in quest’altra veste“.
