Compie oggi gli anni un simbolo assoluto del calcio italiano e nerazzurro: Giovanni Trapattoni spegne 87 candeline.
Il Trap, giunto alla corte nerazzurra nel 1986 per volere del presidente Ernesto Pellegrini, in due anni riporta l’Inter a lottare per lo scudetto. Nell’estate 1988 convince personalmente Lothar Matthaeus e Nicola Berti a sposare la causa, dopodichè giungono anche Andreas Brehme, Alessandro Bianchi e Ramon Diaz in prestito dalla Fiorentina.L’addio di Altobelli sembra destabilizzare l’ambiente, così come l’eliminazione dalla Coppa UEFA, ma la musica cambia presto.
Il campionato 1989 è un monologo interista: matematica consacrazione a Campioni d’Italia con cinque turni d’anticipo, +11 sul Napoli di Maradona. 26 successi su 34 partite, 58 punti su 68, record per l’era dei due punti con 18 squadre. Aldo Serena capocannoniere a quota 22 gol, Mandorlini trasformato in libero che collabora alla perfezione con Bergomi, Ferri e Brehme, dando solo 19 dispiaceri a Walter Zenga. Una zona mista che funziona a meraviglia grazie a uno dei suoi massimi cultori, Matteoli in cabina di regia, un Matthaeus inarrestabile e il contributo decisivo di Diaz e Berti in zona gol.
Il tecnico di Cusano Milanino conquista così il suo settimo e ultimo scudetto italiano. Riuscirà a vincere anche la prima Supercoppa della storia nerazzurra contro la Samp, a fine 1989, e la Coppa UEFA del 1991, nella doppia finale contro la Roma. La sua tempra ha contribuito a riportare l’Inter in vetta in Italia a nove anni dal tricolore di Bersellini, mentre sono 26 gli anni dopo i quali ha riportato un successo in Europa. In 5 anni sulla panchina merazzurra ha regalato ben 3 dei 4 titoli vinti da Pellegrini alla presidenza. Un indimenticabile condottiero.
