C’è una data snodo cruciale per il calcio: il 20 giugno 1997 il Fenomeno Luiz Nazario De Lima Ronaldo è ufficialmente un giocatore dell’Inter.
Il giovane fuoriclasse, classe 1976, dice sì ai nerazzurri dopo una telenovela di mercato. L’iniziale rottura col Barcellona, Inter e Lazio alla finestra, poi lo strappo che sembra ricucito. Infine, sfida Moratti – Cragnotti che arride al patron interista, grazie anche all’aiuto dello sponsor Pirelli nella figura di Marco Tronchetti Provera.
Ricorda l’allora uomo mercato dell’Inter, Sandro Mazzola: “Fu un colpo di fortuna. Già la stagione precedente avevamo effettuato più di un semplice sondaggio, ma non ci convinceva lo stato delle sue caviglie. Ma sapevo che fosse interessato anche Cragnotti. Una sera mi chiamò parlandomi di diritti TV, sponsor, un discorso strano… poi mi accorsi che stava chiamando dal Brasile, ma in quel momento nessuno pensava che Ronaldo potesse lasciare Barcellona.
Grazie ad altri contatti capii che invece voleva cambiare aria, un contratto federale e non più clausole legate ai diritti di immagine. Cambiava tutto. A quel punto ci muovemmo e il giocatore preferì l’Inter alla Lazio, dopo aver rifiutato una nuova offerta dagli spagnoli. Anche se rimaneva il nodo ingaggio“.
Per una cifra di 48 miliardi di lire (record di mercato all’epoca) e una penale di 3 miliardi e 150 milioni, si risolve la trattativa coi blaugrana. Ronaldo è infatti il primo calciatore della Liga ad avvalersi della clausola rescissoria. Al brasiliano vanno 6 miliardi, con l’apporto decisivo di Pirelli. Il primo pranzo italiano è a casa Moratti: gnocchetti panna, pomodoro e pesto, una scelta di menù non scontata quella di Milly Moratti.
Il Fenomeno in quel primo anno in nerazzurro vincerà il Pallone d’oro e la Coppa UEFA, con 25 gol in campionato, la migliore prestazione di uno straniero in Italia alla sua prima stagione. Non arriverà mai lo scudetto, come invece fecero gli infortuni. Ma lo spettacolo offerto in campo fu comunque spumeggiante: 99 partite, 59 gol. Un colpo di mercato di quelli che una volta il calcio italiano sapeva regalare, quando si accaparrava i migliori giocatori del mondo nel pieno della carriera e senza badare a spese.
