22 maggio 2010: l’appuntamento con la storia. L’Inter di José Mourinho, nella grande soirée del Santiago Bernabeu, affronta il Bayern Monaco di Van Gaal, uno dei maestri del tecnico portoghese. Per entrambi l’obiettivo Triplete è lì, a portata di mano. I nerazzurri non tremano: hanno eliminato Chelsea, CSKA Mosca e Barcellona, hanno acquisito man mano una fiducia incrollabile nei propri mezzi e l’ultimo passo da compiere, dopo Coppa Italia e Scudetto, è quello che consegnerebbe alla storia un’annata leggendaria. È quella la partita, dice Esteban Cambiasso alla vigilia, che deciderà se si tratterà di una straordinaria stagione o di una storica.
La sfida é una partita a scacchi: Chivu ha un cliente molto difficile da marcare come Arjen Robben, ma quella sera la difesa nerazzurra, come le capitava spesso in quell’anno magico, é perfetta. Dopo un’occasione sul piede di Wesley Sneijder da calcio di punizione, i nerazzurri prendono coraggio e passano avanti al 35‘: su rilancio di Julio Cesar, sponda di testa di Milito per Sneijder, che imbuca perfettamente per il Principe in area, destro secco sotto la traversa e 1-0.
Proprio l’olandese potrebbe raddoppiare pochi minuti dopo, ma il portiere bavarese Butt chiude la saracinesca. In apertura di ripresa, la più grande occasione della gara per il Bayern: Muller si inserisce centralmente dopo un assist di Altintop, solo davanti a Julio Cesar: destro secco in diagonale, col portiere brasiliano che si butta dall’altro lato, ma che con il piede destro riesce a respingere miracolosamente. Risponde l’Inter: Milito scarta Van Buyten e tocca dietro per Pandev, sinistro verso l’incrocio, Butt respinge in angolo.
I tedeschi attaccano, Muller calcia a botta sicura ma Cambiasso di testa sventa. Poi la giocata tipica di Robben, che rientra sul sinistro e tira a giro, Julio Cesar è superlativo e devia. Nel frattempo entra Stankovic per Chivu, a dare manforte al centrocampo composto da Zanetti e Cambiasso, mentre Van Gaal inserisce Klose. Ma al 70′ i giochi si chiudono.
Eto’o, anche stavolta prova di grande sacrificio per lui, lancia Milito che entra in area da sinistra puntando Van Buyten. L’attaccante argentino va verso destra ma con una finta stupenda rientra a sinistra, lascia sul posto il difensore belga, sistemandosi il pallone sul destro per piazzarlo all’angolino di leggero giro. Un gol capolavoro con cui Milito da Principe diventa Re. Doppietta in finale di Champions League, un club esclusivo quello in cui entra il bomber, al suo trentesimo centro in tutte le competizioni.

La finale in pratica finisce lì. Mourinho lascia spazio a Muntari e a colui che nel palmares personale aggiunge l’unico trofeo mancante, Materazzi, concedendo così anche la standing ovation a Milito. Mentre esce, il presidente Moratti in piedi applaude e dopo il segno della croce, manda un bacio al suo centravanti. Dopo 45 anni, l’Inter é Campione d’Europa per la terza volta. Moratti come il padre Angelo, Mourinho come Helenio Herrera, Milito decisivo con due gol come Mazzola lo era stato nella finale 1964 contro il Real Madrid.
Capitan Zanetti festeggia le 700 presenze in nerazzurro nella maniera più dolce possibile, mentre Cambiasso, come tre anni prima a Siena, sfoggia la maglia di Giacinto Facchetti. È la Coppa di Julio Cesar, Lucio, Samuel, Maicon e Chivu, una Maginot invalicabile. Come é la Coppa di Samuel Eto’o, bomber operaio che ha agito da difensore aggiunto. Di Wesley Sneijder, autore di tre gol pesantissimi (contro Dynamo Kiev, CSKA e Barcellona). È la Coppa dello squalificato Thiago Motta in cabina di regia, dell’acquisto di gennaio che ha dato equilibrio, Goran Pandev, e anche di Stankovic, Cordoba e Muntari, sempre pronti nei momenti più duri.
Mourinho piange, sapendo già che andrà via, e regala tre abbracci significativi: a Zanetti, che gli dice “Sei un grande, non andare via“; a Moratti prima della premiazione, un segno di gratitudine profonda; e a Materazzi, poco prima che la squadra salga sul pullman verso l’aeroporto. I due in lacrime si salutano, mentre il tecnico sale su un’auto che lo porta via dall’Inter.
Ma non è il tempo delle lacrime di addio. È il tempo per piangere di gioia, perché al Bernabeu, a Milano, in ogni parte d’Italia e del mondo è il tripudio per i tifosi nerazzurri, che si godono un’impresa mai riuscita a nessun’altra squadra italiana. Scudetto, Coppa Italia, Champions League, tutto in una stagione. Come l’Inter nessuno mai.
