28 aprile 2010: è l’ora della storia. L’Inter di Josè Mourinho va ad affrontare l’inferno del Camp Nou, nel ritorno della semifinale di Champions League. Otto giorni prima è maturato un 3-1 preziosissimo per i nerazzurri, ma credere che due gol di vantaggio bastino, contro il Barcellona di Messi e Guardiola, è follia. Il prepartita è infuocato: l’ambiente parla di Remuntada e Piqué attacca l’Inter in conferenza: “Rimpiangeranno di essere calciatori“. Lo Special One prende la palla al balzo e risponde: “Hanno paura. Per loro andare in finale a Madrid è un’ossessione. Per noi è un sogno“. Disturbati dalle pentolacce sotto l’hotel, i nerazzurri sono chiamati a un’impresa titanica.
Durante il riscaldamento, Pandev si fa male. A sorpresa, a sostituirlo sarà Cristian Chivu, con Zanetti che scala terzino, Thiago Motta e Cambiasso in mediana. Il lavoro che aspetta Eto’o e il rumeno in copertura è inimmaginabile. La gara parte, l’Inter non trema. Due conclusioni di Pedro non particolarmente pericolose. Poi al 28′ l’episodio che cambia tutto: Thiago Motta, già ammonito, allarga il braccio per prendere posizione su Busquets, sfiorandolo al collo. Lo spagnolo cade e si rotola dolorante, mentre l’arbitro De Bleeckere espelle il centrocampista dell’Inter. Il Camp Nou ruggisce di gioia, Mourinho ride ironicamente, quasi a dire “ecco qua la sorpresa”. Nel frattempo, le immagini mostrano impietose Busquets a terra che apre le mani dal volto e fa capolino, per vedere se la scena è andata a buon fine. A questo punto, per un’ora in dieci, il fortino va difeso a qualsiasi costo per Zanetti e compagni.
Messi, tra andata e ritorno, riuscirà a calciare in porta solo tre volte, con annessa gomitata involontaria a Maicon a San Siro, con cui gli rompe due incisivi. Ma sul finire del primo tempo, con un’accelerazione si libera di Cambiasso e Samuel e tira a effetto col sinistro. Julio Cesar compie la parata più importante della sua vita, arrivando a toccare con la punta delle dita e mandando in corner.

Peggio che alla Pulce va a Zlatan Ibrahimovic, ex di lusso. Riesce solo a tirare una punizione che non inquadra lo specchio, ma entra nella storia della gara quando, a colloquio a bordo campo con Guardiola, vede Mourinho avvicinarsi e dire all’orecchio del tecnico spagnolo qualcosa come: “Tu credi sia fatta, ma ti sbagli“. L’Inter chiude tutto senza far tremare granchè i suoi tifosi, Lucio e Samuel sono un muro insuperabile, Eto’o è terzino aggiunto e chiude dentro la propria area. L’unico tiro dell’Inter è una punizione da 40 metri di Chivu, che calcia larghissimo. Un messaggio chiaro: tenete la palla e fate i vostri giochi di prestigio, noi badiamo al sodo. All’82’, la seconda giocata importante di Messi: cross tagliato sul secondo palo, Bojan, che ha sostituito Ibra, da solo schiaccia di testa.
Il cuore degli interisti smette di battere per qualche istante, con Julio Cesar immobile: la palla sfiora il palo e finisce fuori. All’84’ però, il Barça segna: Xavi trova il corridoio per Piqué in posizione per la verita irregolare, giravolta che manda fuori causa Julio Cesar e Cordoba e gol a porta vuota. 6 minuti, solo 6 minuti per difendere con le unghie e con i denti l’ancora prezioso vantaggio. Xavi ci prova da fuori, Julio Cesar respinge, poi il gol annullato a Bojan, per fallo di mano di Yaya Touré che lo aveva servito. Sudore freddo per i tifosi nerazzurri. Persino Mariga viene gettato nella mischia, chiudendo un’iniziativa del giovane Jeffren.

Dopo quattro minuti di recupero, l’ultimo corner blaugrana che non sortisce nessun effetto, con Lucio che spazza via definitivamente il pallone. Il fischio finale sa di liberazione. Al Camp Nou si accendono gli idranti, ma i giocatori dell’Inter non se ne curano: corrono a perdifiato a farsi innaffiare e poi sotto lo spicchio riservato ai propri sostenitori, in alto quasi sperduto in cima all’arena del Barcellona. Ma in alto anche i loro cuori, pure per la scena che gli si para di fronte: Mourinho va sotto di loro con il dito verso il cielo e viene placcato dal portere Valdes, allontanato prontamente. Perchè niente e nessuno può contenere quella gioia paradisiaca, nemmeno il presidente Moratti, che al fischio di chiusura si alza in piedi urlando “È finita” con le braccia al cielo e gli occhi spiritati, abbracciando moglie e dirigenti con sè e girandosi un secondo dopo, con una flemma olimpica, per dare la mano e abbracciare l’omologo Laporta, che lo aspettava.
Il capolavoro tattico dell’Inter, che soffre solo nel finale, bloccando ogni iniziativa del funambolico tiki taka avversario, spazi zero anche quando ridotta in inferiorità numerica. Il capolavoro dello Special One, che orgoglioso a fine gara rivela: “Il Barcellona attacca la palla, ma io non la volevo, quindi se noi non abbiamo la palla, cosa possono pressare? Il possesso sarà 95% contro 5%, ma Julio Cesar ha fatto 2/3 parate. I ragazzi sono degli eroi, un carattere incredibile“. Poi la stoccata a Ibrahimovic: “Qualcuno che è di là in questo momento chissà, forse pensa perche non è qua“. Il 22 maggio successivo l’appuntamento con la gloria. La storia di una remontada bloccata da 11 leoni vestiti di nerazzurro.
