Il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta é intervenuto all’evento Il Foglio a San Siro. Oltre ad avere risposto alle domande sull’obiettivo scudetto e al rinnovo di Cristian Chivu, si è soffermato sui risvolti del rapporto calcio-politica:
“La politica è fondamentale, la crisi non è generata da essa. In alcune circostanze va sopra la nostra testa. Io sono dell’avviso che la presenza della politica sia fondamentale, soprattutto in una situazione di emergenza come in questo momento.
La Serie A chiede che ci sia un sistema legislativo o normativo che non sia d’impedimento ma che ci favorisca, anche se questo è un po’ utopistico. Da soli non ce la facciamo, ma magari facendo degli accorgimenti probabilmente si riescono a recuperare degli investimenti“.
Poi ha chiarito l’impegno dei club di A per la candidatura di Giovanni Malagó alla presidenza FIGC:
“C’è stata una convergenza da parte di 19 club su 20, quindi significa che il profilo ha trovato un ampio consenso. Bisogna fare un bel distinguo tra quello che è il valore sociale della Nazionale e quello che rappresenta questo comparto industriale che è il mondo professionistico.
Le riforme sono necessarie per un futuro migliore che deve rispondere a un concetto di sostenibilità. Il fatto che l’Italia sia stata eliminata è il pretesto per fermarsi e riflettere. Malagò è un profilo di esperienza sportiva, per cui lui non sarà che l’interprete di un programma elettorale che sarà condiviso con coloro i quali decideranno di appoggiarlo“.
Infine il suo parere sulla possibilità di ridurre il campionato di Serie A a 18 squadre:
“Chiaramente ci troviamo davanti al fatto che una società deve rispondere anche a impegni diversi, come quelli europei o le nazionali. Il campionato a 20 squadre non è in grado di essere vissuto. C’è la paura della retrocessione per le società medio-piccole, ma queste sono situazioni che dovremmo accomodare nel modo migliore. Siamo anche nell’ambito di una giusta convivenza in un sistema che ha bisogno di Sassuolo, Inter e Milan”.
