L’ ESULTANZA DI YANN SOMMER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
INTER SCUDETTO VERONA– Con lo scudetto già cucito sul petto e la seconda stella che brilla alta nel cielo di San Siro, l’Inter si appresta a vivere la penultima giornata di campionato con la leggerezza di chi ha già compiuto il proprio dovere, ma anche con la professionalità di chi vuole onorare il pubblico di casa. Di fronte ci sarà un Verona guidato da Paolo Sammarco che, nonostante la matematica retrocessione in Serie B arrivata già da qualche settimana, scenderà in campo con l’orgoglio di chi vuole fare bella figura sul palcoscenico più prestigioso d’Italia. Una sfida che per i nerazzurri è una classica passerella di festa, ma che nasconde comunque spunti tattici molto interessanti, soprattutto alla luce del massiccio turnover previsto.
Il tecnico dell’Inter, Cristian Chivu, si prepara infatti a lanciare dal primo minuto diverse seconde linee di lusso, dando spazio a chi ha giocato meno in questa stagione trionfale. Tra i pali ci sarà spazio per Josep Martínez, protetto da una linea a tre dove Yann Aurel Bisseck, insieme a Bastoni e uno tra Acerbi e De Vrij, avrà l’occasione di mettere minuti preziosi nelle gambe. A centocampo, l’assenza di Çalhanoğlu sposterà Piotr Zieliński in cabina di regia, affiancato dall’instancabile Mkhitaryan e dagli inserimenti feroci di Davide Frattesi. Sulle fasce, Carlos Augusto e Darmian (insidiato da Dumfries) avranno il compito di arare le corsie esterne, mentre davanti la certezza si chiama Lautaro Martínez, pronto a far coppia con Thuram prima di lasciare spazio, a gara in corso, a forze fresche come Bonny o Pio Esposito. Dall’altra parte, il Verona risponderà a specchio con lo stesso 3-5-2: liberi da assilli di classifica, gli scaligeri si affideranno alla solidità del terzetto Nelsson–Edmundsson–Valentini e all’esperienza dell’ex di turno, Roberto Gagliardini, posizionato in mezzo al campo per fare schermo insieme ad Akpa Akpro e Bernède. La scintilla e l’imprevedibilità del Verona saranno tutte nei piedi di Suslov, l’uomo deputato a ripulire i palloni e a innescare la fisicità della punta centrale Bowie.
Il copione tattico del match appare piuttosto delineato, ma sarà fortemente influenzato dallo stato mentale delle due squadre. Il Verona, non avendo più nulla da perdere, potrebbe giocare con una leggerezza insolita, tentando di difendersi con un blocco medio-basso compatto per poi distendersi velocemente. L’obiettivo di Paolo Sammarco è chiudere le linee di passaggio centrali per togliere rifornimenti a Lautaro Martínez e non concedere la profondità a un fulmine come Thuram, cercando poi la verticalizzazione immediata su Suslov per sfruttare le ripartenze. I nerazzurri, di contro, manterranno il controllo del ritmo attraverso un possesso palla ragionato. Senza i lanci millimetrici di Çalhanoğlu, la manovra passerà dallo stretto: Piotr Zieliński ha un modo diverso di interpretare il ruolo, ama condurre il pallone e saltare l’uomo, una caratteristica che contro un Verona destinato a chiudersi potrebbe rivelarsi decisiva per rompere la prima linea di pressione.
Per scardinare il muro gialloblù ed evitare la trappola del ritmo compassato tipico delle sfide di fine stagione, l’Inter dovrà muovere la difesa ospite sfruttando al massimo l’ampiezza e il sovraccarico laterale. La catena di sinistra formata da Bastoni e Carlos Augusto promette di creare costanti superiorità numeriche, ma sarà altrettanto importante la spinta a destra, dove le proiezioni offensive di Yann Aurel Bisseck costringeranno i quinti del Verona ad abbassarsi sulla linea dei difensori, togliendo loro ogni sfogo per il contropiede. Nel momento in cui la manovra dell’Inter riuscirà ad attirare la pressione dei mediani avversari, si apriranno spazi invitanti alle spalle del centrocampo scaligero; è esattamente in quella terra di nessuno che dovranno scatenarsi i tempi di inserimento letali di Davide Frattesi. L’arma definitiva per mettere in discesa la partita sarà però il contro-pressing immediato: aggredendo alti i portatori di palla del Verona un secondo dopo aver perso il possesso, l’Inter impedirà a Suslov di azionare la manovra e potrà riciclare il pallone negli ultimi trenta metri, trovando la retroguardia di Edmundsson ancora aperta e disorganizzata. In definitiva, pur con una formazione rimaneggiata, l’Inter ha un tasso tecnico e un’identità talmente superiori da avere il destino del match interamente nelle proprie mani per regalare a San Siro l’ennesima serata di festa.