“Sapete cos’è successo il 9 marzo del 1908? È nata una promessa. La promessa di essere l’Internazionale. Aperti. Coraggiosi. Capaci di guardare oltre il confine del campanile, oltre la paura del diverso, oltre la diffidenza verso chi viene da lontano. L’inter non ha mai chiesto da dove vieni. Ha sempre chiesto solo una cosa: quanto ci tieni a far parte di questo Club.” Con queste parole Beppe Marotta parla ai giovani per ricordare i valori con i quali, ormai 118 anni fa, 44 soci dissidenti di quella che era ai tempi l’unica squadra di Milano, ebbero il coraggio di immaginare qualcosa di diverso. Non volevano un club chiuso, non volevano barriere. Decisero che per loro contavano altri valori, altri sentimenti. Nacque così all’ombra della Madonnina, nel ristorante L’Orologio, la nostra amata F.C. Internazionale. Il nome non fu casuale, fu una dichiarazione d’intenti, una promessa da mantenere viva.
Squadra aperta al mondo e non chiusa su se stessa ma moderna, con colori scelti dal pittore Giorgio Muggiani: il nero della notte e il blu del cielo stellato. Due colori che insieme rappresentano l’infinito. L’Inter, proprio per questi motivi, non è solo una squadra di calcio, ma è un simbolo di modernità, di apertura, di uguaglianza. In un mondo che troppo spesso costruisce muri, la nostra storia continua a ricordare che il calcio può fare l’opposto: costruire ponti.
Da 118 anni l’Inter parla tutte le lingue del mondo, ma ha un unico cuore. Quello dei milioni di tifosi che la seguono ovunque, che si riconoscono in quei colori anche a migliaia di chilometri da Milano. Perché essere interisti non è una questione geografica. È una questione di identità.
Una storia fatta di vittorie, di cadute, di rinascite. Ma soprattutto di valori.
Da 118 anni, l’Inter continua a guardare avanti. Proprio come fece quella notte del 1908, quando tutto iniziò.
E forse è questo il vero segreto dell’Inter: non smettere mai di sentirsi Internazionale.
