LA GRINTA DI FEDERICO DIMARCO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
DERBY MILANO EDITORIALE- Non c’è niente da fare. La classifica continua a sorridere ai nerazzurri ma i risultati negli scontri diretti preoccupano e non poco, soprattutto nei momenti fondamentali della stagione. L’Inter di Cristian Chivu non incide, delude nei momenti determinanti e perde il derby e conclude una stagione con due sconfitte nella stracittadina, cosa che non avveniva da 15 anni esatti quando sulla panchina rossonera c’era proprio lo stesso Massimiliano Allegri.
L’assenza dell’attacco titolare formato da Lautaro Martinez e Marcus Thuram pesa e in maniera tutt’altro che secondaria ma l’atteggiamento generale della squadra lascia molto a desiderare. Dopo una prima mezz’ora equilibrata la squadra sbaglia un gol clamoroso con Mkhiytaryan e, come in ugni grande sfida che si rispetti, viene applicata alla lettera la più antica legge del calcio: gol sbagliato, gol subito. Pochi istanti dopo Pervis Estupinan fulmina la retroguardia interista sbucando alle spalle di un Luis Henrique distratto che fa disperare sia Chivu che gli interisti presenti allo stadio.
Non basta l’assalto nel finale della gara dove la squadra ci prova con tutte le sue forze per raggiungere un pareggio che avrebbe permesso ai nerazzurri di mantenere le distanze. La squadra recrimina per un calcio di rigore non assegnato per fallo di mano di Ricci, ma al netto dell’episodio, che sicuramente c’è, i problemi principali restano identici.
A 10 giornate dalla fine 7 punti non sono per niente semplici da recuperare, ma l’Inter se vuole dormire serena deve cambiare modo di giocare soprattutto quando la palla scotta. A deludere c’è anche Cristian Chivu che prepara male la gara e fa una scelta che in tanti faticano a comprendere: quella di Luis Henrique, partito ancora dall’inizio sulla fascia di destra. Non difende, non spinge e dimostra per l’ennesima volta di non essere adeguato per delle gare così rilevanti. Per niente positiva anche la prestazione di Bonny, praticamente mai entrato in partita e anche di Pio Esposito, che combatte tanto ma non ottiene quello che desidera.
A poche giornate dalla fine è doveroso mantenere la giusta serenità ma alcuni limiti vanno sottolineati, in primis quello della mancanza di cinismo sotto porta. Se in una sfida così equilibrata gli episodi sono fondamentali, ieri gli errori sotto porta sia di Mkhitaryan che di Dimarco hanno condizionato in modo cruciale l’esito e lo sviluppo complessivo della partita. Per capire se questa lezione è servita sarà necessario vedere la reazione della squadra contro l’Atalanta, in programma il prossimo sabato. Una vittoria rimetterebbe tutto apposto, ma una sconfitta sarebbe un pessimo segnale.
