Nella storia dell’Inter ci sono tanti colpi di mercato passati alla storia, anche in senso negativo. Tra i flop recenti più clamorosi, difficile non menzionare Geoffrey Kondogbia.
Il centrocampista francese (ora centrafricano) viene acquistato a 22 anni nell’estate del 2015 dal Monaco, per la terza cifra più onerosa della storia interista all’epoca: 31 milioni di euro più bonus. Viene battuta la concorrenza del Milan e il tecnico Roberto Mancini lo vuole fortemente, dopo le prestazioni nella Champions precedente. Agisce da mediano ma anche da interno di centrocampo, un profilo duttile, che aiuta sia in fase di interdizione che in inserimento, essendo dotato di un tiro potente.
L’accoglienza dei tifosi è euforica e Kondogbia si presenta saltando al coro “che ci frega di Pogba noi c’abbiamo Kandogbia” e con la maglia in bella vista. Poi arriva il giudice, il campo, e le cose cambiano presto.
Il giocatore si rivela nettamente al di sotto delle aspettative. Quando realizza il suo primo gol a novembre in Torino-Inter, l’esultanza a scrollarsi di dosso le critiche fa ben capire che aria tira. L’Inter è prima per diverse giornate, nonostante qualche passaggio a vuoto. Poi crolla, come le capitava spesso in quegli anni, a gennaio. E Kondogbia non si segnala certo tra i più positivi.
L’anno successivo è anche peggio: De Boer non ottiene risultati e non vede di buon occhio il centrocampista, tanto che in Inter-Bologna, dopo aver perso malamente un pallone che porta al gol di Destro, viene sostituito, al 28′ del primo tempo. Non è nemmeno nella lista per l’Europa League.
Con Pioli in panchina, gioca di più e segna di nuovo al Torino, ma la musica non cambia. A Crotone, Kondogbia si colpisce il piede dopo un colpo di testa e fornisce una prova veramente horror. Con la fine della stagione, si capisce che avrà la valige pronte.
Non prima però del ritiro estivo: durante il torneo amichevole estivo dell’International Champions Cup, i nerazzurri affrontano il Chelsea. Stanno vincendo 2-0, quando al 73′ Kondogbia riceve palla da Murillo quasi sul cerchio del centrocampo. Senza stoppare, si preoccupa del pressing avversario e fa partire un retropassaggio potente che si impenna e sorprende Padelli fuori dai pali, insaccandosi sotto l’incrocio. Un autogol tragicomico che resta l’ultima sua giocata a Milano, prima del trasferimento al Valencia, forzato da lui stesso senza presentarsi a un allenamento guidato dal neotecnico Spalletti. Uno dei flop più clamorosi della storia recente.
