È scomparso stamattina, a sei giorni dal suo 70° compleanno, Evaristo Beccalossi. Il numero 10 dell’Inter di Bersellini, noto opinionista sportivo, era stato colto da emorragia cerebrale il 9 gennaio 2025, rimanendo in coma per 47 giorni, fino al risveglio e alle dimissioni nel maggio dello stesso anno. La sua lotta si è purtroppo fermata oggi, 6 maggio, a pochi giorni dalla conquista del 21° scudetto da parte della sua Inter.
Dribblossi, così lo aveva ribattezzato Gianni Brera, è un soprannome che descrive bene le capacità tecniche di Beccalossi. Bresciano, cresciuto nella squadra della sua città, compie il grande salto nel 1978, quando viene notato proprio da Bersellini in una partita contro il Monza, dove però non gli vede toccare un pallone. E qui viene fuori l’altro lato di Becca: Gianpiero Marini, suo compagno in nerazzurro, disse una volta di lui: “Oggi giochiamo in 12 o in 10“.
Marini, Oriali e Beppe Baresi erano i gregari che gli permettevano le sue folate, coprendogli le spalle. La partita forse più rappresentativa di cosa fosse capace è il derby di Milano del 28 ottobre 1979, quando con una doppietta decide la stracittadina e indirizza il campionato in favore dei suoi. Tanto che la Gazzetta una volta titola “C’é un Rivera nerazzurro”. Molto legato anche a Spillo Altobelli, amico di una vita con cui era cresciuto e per i tanti assist che gli forniva, in nerazzurro vincerà lo scudetto nel 1980 da assoluto protagonista e la Coppa Italia nel 1982. Arriverà anche una semifinale di Coppa Campioni nel 1981, persa contro il Real Madrid.
Non ha avuto un buon rapporto con la nazionale e con Bearzot, che non lo convocò per i mondiali di Spagna 82, circostanza che lo portò ad affermare: “Scusate se insisto, sono Evaristo“. Eppure i suoi passaggi no look, le sue traiettorie imprevedibili col pallone, che correva molto più di lui, i dribbling da dieci puro, lo rendono un idolo per i tifosi e le sue magie non passavano inosservate. Come non lo passavano i suoi errori.
Il comico Paolo Rossi, interista, ha ricamato per una vita sopra a un suo doppio errore del dischetto contro lo Slovan Bratislava in Coppa delle Coppe nel settembre 1982. Ma Becca era così, genio incostante, uno di quegli artisti del pallone che ti fanno rimanere ammaliati anche per il loro lato più fragile, come il non rispettare la dieta, o il fumare una sigaretta di troppo.
216 presenze tra campionato e coppe, realizzando 37 reti, fino al 1984 nerazzurro in campo, ma per sempre interista nel cuore.