L’avvocato Afeltra difende l’Inter: “Caccia alle streghe sulle intercettazioni”. Analisi su Calciopoli, verità giudiziaria e narrazione mediatica.
Nel pieno del nuovo ciclone mediatico legato alle intercettazioni e ai parallelismi con Calciopoli, l’avvocato Roberto Afeltra prende posizione con parole nette e senza sfumature. Il filo conduttore del suo ragionamento è chiaro: il rischio concreto è quello di riscrivere la storia sulla base di elementi parziali o strumentalizzati. Secondo Afeltra, il tema delle intercettazioni legate al 2006 è stato spesso utilizzato fuori contesto, alimentando una narrazione distorta: non tutte le telefonate hanno valore penale o sportivo, e soprattutto non tutte dimostrano un illecito. Anzi, molte di quelle emerse negli anni sarebbero state già valutate e scartate perché non rilevanti.
Il punto centrale, nella sua analisi, è proprio questo: parlare non equivale automaticamente a commettere un illecito. Un concetto già emerso anche nelle ricostruzioni successive a Calciopoli, dove il discrimine è sempre stato il contenuto delle conversazioni e non la loro esistenza. Afeltra sottolinea come si stia cercando di coinvolgere l’Inter in un racconto retroattivo che non trova riscontro nei fatti giudiziari: esposti già presentati in passato sono stati ritenuti infondati sia dalla Procura che dalla giustizia sportiva. In questo senso, l’idea di una responsabilità diffusa appare più una costruzione mediatica che una realtà processuale.
Intercettazioni, verità e narrazione: il rischio di riscrivere la storia
Entrando nel merito delle intercettazioni, il tema si fa ancora più delicato. Negli anni sono emersi documenti, telefonate e ricostruzioni che hanno alimentato il dibattito, ma senza modificare in modo sostanziale gli esiti giudiziari. Alcune ricostruzioni, ad esempio, hanno evidenziato come determinate conversazioni non siano state considerate rilevanti o addirittura non trasmesse ai magistrati, alimentando sospetti e polemiche sulla gestione del materiale investigativo.
Allo stesso tempo, altre inchieste e approfondimenti hanno mostrato come il sistema dell’epoca fosse complesso e stratificato, con rapporti diffusi tra dirigenti e ambienti arbitrali, ma non sempre riconducibili a comportamenti illeciti. È proprio su questa ambiguità che, secondo Afeltra, si innesta quella che definisce implicitamente una “caccia alle streghe”: un clima in cui il sospetto prende il sopravvento sulla prova e in cui si rischia di mettere sullo stesso piano situazioni profondamente diverse.
Il risultato è un cortocircuito narrativo che riporta ciclicamente il calcio italiano indietro nel tempo, senza però aggiungere elementi concreti rispetto a quanto già stabilito. E mentre il dibattito si riaccende, resta una certezza: senza nuovi riscontri giudiziari, il rischio è quello di confondere opinioni e verità, trasformando il passato in un terreno di scontro permanente più mediatico che reale.
Inter, Roberto Afeltra tuona: “C’è una caccia alle streghe”
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