Chelsea-Inter, 16 marzo 2010. Per gli interisti, si tratta di una data e una partita impossibili da dimenticare. Il giorno del ritorno degli ottavi di Champions League. A Stamford Bridge i Blues di Carletto Ancelotti devono ribaltare il 2-1 subìto a San Siro. C’è però una nuova Inter in quelle maglie.
Quella timorosa delle edizioni precedenti, col complesso di inferiorità provato contro le grandi d’Europa, è sparita. Josè Mourinho ha convinto i suoi di essere il gruppo migliore. E nella sua Londra si presenta col collaudo definitivo del 4-2-3-1. Pandev ha trovato spazio sulla trequarti e ha puntellato un attacco pronto a tutto. Milito diventa il terminale offensivo; Sneijder a lanciare sapientemente il compagno meglio smarcato; e poi c’è Samuel Eto’o. Il camerunese è la chiave tattica felicemente riuscita in quella fredda notte londinese: lo Special One gli ha chiesto di giocare più largo, in copertura, per aiutare i compagni in mediana o sulla fascia, ma anche per aprire varchi in avanti, a beneficio di Milito.
Il primo tempo è fatto di contenimento, con la difesa nerazzurra impegnata a bloccare Drogba e Anelka in particolare, ma proprio Eto’o avrebbe l’occasione di ipotecare la qualificazione. Di testa schiaccia sul secondo palo, ma la palla si alza. Nella ripresa i Blues sono costretti ad abbassarsi: Milito e Pandev hanno due grosse possibilità. Ma non sono loro che devono chiudere il discorso, non quella sera.
Al 78′ il Chelsea sbaglia una rimessa, Milito offre a Sneijder: la visione dell’olandese è impeccabile: da metà campo lascia partire un millimetrico lancio per Samuel Eto’o, che da sinistra taglia liberissimo alle spalle di Ivanovic. Stop a seguire al volo perfetto che lo fa presentare solo davanti al sostituto di Cech, Ross Turnbull. Il portiere in uscita copre lo specchio, ma lascia uno spiraglio nell’angolino alle sue spalle. Solo un cecchino può mirare lì. Il numero 9 piazza un destro implacabile di punta proprio in quell’angolo e va ad esultare sotto lo spicchio riservato agli interisti battendo il pugno sul cuore.
La notte di Stamford Bridge è quella della nascita di una farfalla che è pronta a conquistare tutto. La rete di Eto’o è il simbolo di un’Inter completa, con un fortino inespugnabile, un centrocampo pronto al contrasto ma anche a costruire. E un attacco che vanta il miglior Milito, le geometrie di Sneijder, il raccordo di Pandev e lui, l’uomo arrivato al posto di Ibrahimovic per vincere la Champions. Quella sera, diventando tuttocampista, il fuoriclasse camerunese ha trovato la strada verso il sogno. Un sogno che a maggio diventerà realtà.
