C’è una data impressa nella memoria di ogni tifoso, non solo di quelli dell’Inter. É il 12 aprile 2000, un giorno che ha per sempre cambiato la storia del calcio.
La partita è Lazio-Inter, finale d’andata di Coppa Italia, l’ultima volta in cui le due squadre si sono affrontate nell’atto conclusivo per la conquista di questo trofeo. I nerazzurri, guidati da Marcello Lippi, sono sotto 2-1. Per cercare di riequilibrare le sorti, il tecnico opta per l’ingresso di Ronaldo. Il Fenomeno non gioca una partita ufficiale da Inter-Lecce del 21 novembre 1999, dopo che il tendino rotuleo del ginocchio destro si era lesionato parzialmente. Il brasiliano fu operato a Parigi e poi iniziò la riabilitazione.
In quella gara entra al 58′ e si produce in un paio di giocate interessanti. Trascorrono 6 minuti dal suo rientro in campo quando, mentre accelera al limite dell’area tentando un doppio passo e puntando la difesa laziale, cade a terra. Mihajlovic allontana subito il pallone, perché la situazione è disperata.
Ronaldo è a terra che urla in preda a un dolore insopportabile e piange tenendosi il ginocchio destro. Diego Simeone, avversario in quella gara, raccontò che si sentì un rumore che faceva capire che qualcosa si fosse rotto. È il tendine rotuleo, che adesso si è lacerato completamente. Lo stadio è ammutolito, le grida del Fenomeno si sentono nitidissime, mentre i medici dell’Inter cercano di fasciargli il ginocchio. I calciatori di entrambe le squadre osservano la scena increduli e spaventati, perché si teme non solo per il lungo stop, ma per la carriera del ragazzo, che tra l’altro non aveva ancora 24 anni. La partita in pratica finisce lì.
Ricorda il medico nerazzurro, Piero Volpi: “Fu un vero dramma: eravamo tutti attoniti per un evento imprevedibile come sono le rotture dei tendini. Il ragazzo si sentiva pronto, voleva giocare anche prima di quella gara. Noi però lo facemmo visitare perché volevamo essere sicuri che il precedente infortunio fosse completamente superato. Poi il crac“.
Il medico racconta anche di come Ronaldo, in lacrime in ambulanza, chiese di essere operato nuovamente a Parigi dallo stesso dottor Saillant: “Mi colpì molto la sua decisione perché significava dare fiducia allo stesso chirurgo, una scelta vincente e di grande umanità. Nelle stagioni successive mi ringraziò“.
Quella Coppa Italia l’Inter non riuscirà a vincerla (0-0 il ritorno a San Siro) e quel 12 aprile 2000, forse più del malore prima della finale mondiale del 1998, cambiò per sempre la vita e la carriera del giocatore considerato all’epoca il più forte al mondo. Il recupero sarà lungo e pieno di ostacoli: provò un primo rientro a settembre 2001, ma si stirò il bicipite femorale sinistro. Nel dicembre dello stesso anno viene schierato contro Brescia (trova il gol), Chievo, Verona (segna una doppietta) e Piacenza, dove però si farà di nuovo male, per una contrattura allo stesso bicipite. Torna in pianta stabile ad aprile 2002, riesce a mettere a segno altri quattro gol, che purtroppo non saranno utili all’Inter per la conquista dello Scudetto, perso tra l’altro all’Olimpico contro la Lazio il 5 maggio, nello stadio dove si era fatto male, gioco bieco del destino.
Dopo aver conquistato, da protagonista, il mondiale col Brasile, Ronaldo lascia l’Inter. E il dubbio di cosa sarebbe potuto essere il Fenomeno senza infortuni e con un fisico non così fragile per contenere la sua potenza dirompente, a fronte di una carriera comunque sensazionale, rimarrà per sempre. Come rimane l’immagine di un calciatore umile, grande nella sua semplicità, forte così tanto da non sentirsi mai superiore, ma immenso da stropicciarsi gli occhi, che ha lottato con tutto sé stesso per giocare, regalare gioia vera e rimanere ad alti livelli, nonostante le ginocchia gli abbiano sfortunatamente detto di no troppo spesso.