Era l’uomo più atteso e non ha tradito le aspettative: la firma più evidente su Inter-Roma è di Lautaro Martinez. Fuori per infortunio dallo scorso 18 febbraio, giorno di Bodø/Glimt-Inter, l’argentino ha vissuto un periodo lontano dal campo che è stato complicato sia per lui, che per l’Inter. Anche l’Argentina ha dovuto fare a meno di lui, nelle ultime sfide internazionali. Ma l’Albiceleste non ha sofferto quanto i nerazzurri.
C’è stato un calo evidente dei risultati, come testimonia il bilancio di 2 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte, con l’addio alla Champions League. Anche l’attacco ha faticato e Francesco Pio Esposito, unico attaccante a segnare in assenza del Toro, ancora non riesce a sopperire all’assenza del capitano. Il rientro in campo del Toro, per questo motivo, è stato dirompente: gol dopo appena 60″ per sbloccare la partita e poi al 7′ del secondo tempo per disegnare lo stacco decisivo nel risultato. Ma non sono soltanto i gol: l’impatto di Lautaro Martinez, sulla partita e sui compagni, è totale. È l’elisir dell’eterna giovinezza della squadra, che nelle ultime 7 giornate (compresa quella di ieri) ha il dovere di resistere agli assalti dalle retrovie e portare a casa il Tricolore.
Inter-Roma 5-2 le pagelle: Lautaro ritorno da leader, gioia anche per Thuram
Inter-Roma, la partita di Lautaro Martinez
Sessanta rintocchi della lancetta dei secondi, qualcuno più, qualcuno meno, e Lautaro Martinez ha già le mani al cielo ed il pubblico che urla il suo nome. Anche Thuram, opaco e scontroso nelle ultime uscite, sembra immediatamente rivitalizzato e gli serve un pallone solo da spingere in rete. Chiaro che i meriti del gol Lautaro Martinez se li prende con la forza. Ma non è il modo in cui arriva il gol a rappresentare la partita del Toro, ma tutto ciò che succede dopo.
Con lui l’Inter segna decisamente di più (i dati parlano di 1 gol a partita senza di lui, 2,44 con lui in campo), ma soprattutto guadagna carattere, audacia, coraggio e inventiva. Lautaro coinvolge e capovolge l’Inter, la porta al limite perché è il primo che si spinge al limite. E dietro il suo scudo, tutti si sentono più protetti e sostenuti. Non è un caso che nella manita segnata alla Roma gli altri gol siano dei “totem” della squadra: Calhanoglu, Thuram e Barella. Tutti col marchio di fabbrica. Tutti reduci da parte non al loro livello, senza il numero 10 in campo.
A fine primo tempo, dopo che l’Inter era stata riacciuffata sul pareggio da Mancini e poi aveva rimesso la testa davanti con Calhanoglu, era chiaro che servisse ancora un segnale. Serviva la spinta per prendere il volo. Ed il Toro ha risposto ancora presente, con la terza doppietta stagionale, la seconda in campionato.