INTER ARBITRI NOTIZIE- L’episodio tragicomico del rigore concesso al Como per il contatto su Bonny ci offre soltanto un’ulteriore conferma. La risposta è, infatti, chiaramente “sì”, e va al di là di qualsiasi eccesso o vittimismo.
Sì, perché possiamo anche non essere tutti d’accordo su ogni singolo episodio che, dall’inizio della stagione, sta tormentando (per il secondo anno consecutivo) i nerazzurri. Ma ciò che risulta davvero sconvolgente è la regolarità con cui praticamente ogni episodio dubbio viene interpretato a sfavore dell’Inter. Ed è proprio questo il punto centrale.
Si può sostenere che il tocco di mano di Ricci non fosse punibile, così come quello di Pongracic; oppure che la spinta di Soulemana su Dumfries fosse troppo leggera, o ancora che lo stesso Dumfries, prima di subire un intervento da “karate” da parte di Ederson nell’area avversaria, si fosse aiutato irregolarmente con le braccia (con un metro di giudizio che cambia repentinamente). Tutto questo è assolutamente discutibile.
Questi episodi, però, hanno un denominatore comune: la direzione univoca della loro interpretazione, sempre e solo sfavorevole ai nerazzurri. Episodi che, complessivamente, sono costati alla squadra di Chivu circa cinque punti, e che si sommano a due errori oggettivi (riconosciuti anche dall’AIA): il contatto Frattesi-Scalvini e il surreale rigore in Como-Inter.
Ma soprattutto, parliamo di sei episodi consecutivi – senza alcuna interruzione da decisioni favorevoli o interpretazioni dubbie a favore – distribuiti in quattro partite, di cui tre consecutive.
Ma qual è, dunque, questo “problema arbitri”? E da cosa deriva?
Un complotto contro l’Inter? Una strategia per mantenere il campionato aperto il più a lungo possibile? Personalmente lo escludo. Non solo per una questione di fiducia e per la volontà di presumere la buona fede, ma anche perché non si è vista, nel corso della stagione, una coerenza tale negli errori da far pensare a una chiara direzionalità nel favorire qualcuno.
Si tratta di una “reazione” al caso Bastoni? Un’ipotesi apparentemente sensata, ma forse troppo semplice e riduttiva. Anche perché già a inizio stagione avevamo assistito a una sequenza preoccupante di errori, tra episodi evidenti (Di Lorenzo-Mkhitaryan e Comuzzo-Pio Esposito) e altri più discussi (Thuram-Bonny, il tuffo di Openda a Torino, o la mano di Dumfries contro l’Udinese, spesso non sanzionata in situazioni analoghe). Ma ci stiamo avvicinando al punto.
Quindi qual è il cuore della questione? Tre parole: paura, convenienza, facilità.
Il clima del calcio italiano è deteriorato e, nelle ultime stagioni, è diventato particolarmente tossico, soprattutto nei confronti dell’Inter.